Fermiamoci a Pensare.
Copertina de Il Mistero di Pianosa

Semi di Pensiero® · Una storia di metodo e investigazione

Il Mistero di Pianosa

Le indagini del Detective Storico

Ogni pietra ha registrato qualcosa. Basta saperla interrogare.

I protagonisti

Ritratto di Tommaso «Tommy» Becchi

Tommaso «Tommy» Becchi

Tommaso Becchi, per tutti Tommy, osserva prima di parlare.

Ha un modo preciso di stare davanti alle cose: nota una differenza di pochi millimetri su una mappa, una traccia di polvere, un’impronta nel terreno, un dettaglio che agli altri sembra insignificante. Ma la sua qualità più importante non è semplicemente vedere. È non accontentarsi della prima spiegazione.

Tommy studia, confronta, sbaglia e ricomincia. Anche quando una deduzione sembra perfetta, cerca una prova che possa confermarla. Nel corso dell’indagine impara anche che il metodo non significa avere sempre ragione: a Roma, per esempio, si accorge di aver orientato male una mappa e ricostruisce il lavoro da capo.

È calmo nei momenti di tensione, non cerca lo scontro e non ha bisogno di alzare la voce. Quando arriva il momento decisivo, preferisce lasciare parlare i fatti.

Il suo taccuino nero, la lente e le mappe non sono soltanto strumenti: sono il modo con cui Tommy impara a guardare il mondo senza dare per vero ciò che ancora non è stato dimostrato.

Ritratto di Edoardo «Edo» Stretti

Edoardo «Edo» Stretti

Edo Stretti è diverso da Tommy. Dove Tommy osserva e ricostruisce, Edo si muove.

È curioso, fisico, diretto. Ha bisogno di avvicinarsi alle cose, guardarle da un’altra prospettiva, provare, verificare. È quello che durante una ricognizione nota la catena e le impronte, che sul campo vuole andare a vedere cosa c’è oltre la recinzione e che, quando la situazione diventa pericolosa, sa trasformare la propria prontezza in azione.

A volte questa irruenza lo porta a correre un po’ troppo: Tommy deve fermarlo davanti alla piscina e al limite della zona archeologica. Ma Edo sa anche riconoscere quando è il momento di cambiare passo. Durante il confronto nella galleria, infatti, è lui a prendere posizione e a usare ciò che sa del luogo e dello zio Roberto per proteggere entrambi.

Ha inoltre qualcosa che completa naturalmente Tommy: porta leggerezza dentro la tensione. È capace di scherzare, di parlare con le persone e di trasformare perfino un controllo di Quinto sui loro strumenti in una discussione su un nodo da marinaio. E quando serve, è il primo a ricordare che non sono due ragazzi che lavorano separatamente: sono una squadra.

Edo non è la spalla di Tommy. È il suo compagno d’indagine: quello che porta le ipotesi fuori dal taccuino e le mette a contatto con il terreno, con le persone e con ciò che sta realmente accadendo.

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Il Mistero di Pianosa

Le tavole del Detective Storico — la Scuola di Osservazione e Il Laboratorio di Edo.

Perché ho scritto questo libro

Ho scritto questo libro perché volevo raccontare che la storia non è qualcosa di fermo dentro i libri, ma qualcosa che possiamo ancora imparare a leggere.

Mi piaceva l'idea di mettere due ragazzi davanti a un mistero e lasciare che fossero la curiosità, l'osservazione e la voglia di capire a guidarli.

Pianosa era il luogo perfetto: un'isola piena di tracce, dove ogni pietra può raccontare qualcosa a chi sa guardarla con attenzione.

Tommy ed Edo sono nati così, con due modi diversi di affrontare lo stesso problema: osservare e mettere alla prova ciò che si crede di aver capito.

Ho scritto questa storia perché vorrei che, chiudendo il libro, un ragazzo guardasse il mondo con un po' più di attenzione.

Perché spesso il mistero non è nascosto: siamo noi che non abbiamo ancora imparato a vederlo.

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